Nell’amore per i cani l’unione di sacro e profano

Nella mitologia si celebra da sempre il rispetto della vita e della morte

Nell’amore per i cani l’unione di sacro e profano

In Messico i giorni dal 28 ottobre al 2 novembre sono dedicati alla festa del “Día de los Muertos”, durante la quale vengono commemorati tutti i defunti.
Il culmine delle celebrazioni è la notte tra l’1 e il 2 novembre, quando il mondo dei vivi si unisce a quello dei morti. Il traghettatore è il cane, non un cane qualunque ma il Xoloitzcuintle, conosciuto in tutto il mondo come il “Cane nudo messicano”.
In questa notte, i morti attraversano il confine tra i due mondi, accompagnati da un cane che fa loro da guida impedendo loro di perdersi e permettendo di salutare ancora una volta i vivi. Per questo motivo, in passato molte persone venivano seppellite con un cane, affinché il defunto potesse trovare la strada.
Non mi addentro nelle dinamiche!!!

Secondo la leggenda, questi cani sono i guardiani degli spiriti e assistono i morti nel loro percorso di ritorno per incontrare i loro cari rimasti sulla terra. Tuttavia, questo privilegio non è concesso a tutti: soltanto gli uomini virtuosi, che hanno amato e trattato bene gli animali, sono degni di avere una guida nell’aldilà.
È bellissimo pensare che una cultura attribuisca al cane un ruolo così importante, perché la morte è un tabù difficile da superare; nessuno vuole parlarne, senza rendersi conto che finché se ne parla, chi lo fa è vivo. Questo dovrebbe spingerci a trattare questo argomento quotidianamente, anche solo per scaramanzia.
Ma non è solo la cultura messicana ad attribuire al cane un ruolo di guardiano del regno dei morti.
Nella mitologia greca, c’è Cerbero, il cane a tre teste che impedisce ai vivi di entrare negli Inferi e ai morti di uscirne. Nella mitologia nordica, c’è Garmr, un mastino legato a una catena che sorveglia l’ingresso del regno dei morti, e in alcune tradizioni siberiane il cane ha un ruolo nel determinare l’arrivo della morte.

Il cane è una figura potente di unione tra il mondo dei vivi e quello dei morti per le sue qualità spirituali e soprattutto per la sua fedeltà.

Tornando alla festa dei “Día de los Muertos”, le famiglie allestiscono altarini dove lasciano cibo e doni per i cari defunti e per i cani; si accendono candele e lanterne e in questa notte si raccontano storie e aneddoti legati agli animali morti.
Questo è un modo per mantenere vivo il ricordo degli avi.

Nell’unione tra sacro e profano, si celebra il rispetto della vita e la condivisione dell’amore per umani e animali, sottolineando il profondo legame che ci unisce e la consapevolezza che sia noi che loro abbiamo due certezze: nasciamo e moriamo. Ciò che accade nel mezzo può essere piacevole, leggero, faticoso o impegnativo, ma deve sempre essere guidato dal rispetto e dall’aiuto reciproco.
Nella nostra rassegna sul rapporto tra il cane, i vivi e i morti, non possono mancare i Nativi Americani, che consideravano gli animali custodi di insegnamenti e saggezza.

Il cane, in tutte le culture, è visto come il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, per cui è inevitabile pensare alla leggenda del Ponte dell’Arcobaleno, il ponte che il cane attraversa quando muore per andare nell’aldilà e incontrare il suo umano o aspettarne l’arrivo.
Il rapporto tra il cane — gli animali in generale — e l’uomo è un legame che va oltre la vita; per cui la loro memoria deve essere preservata.

Per chi resta, il lutto è un momento difficile; persone e cani che hanno perso un affetto devono essere compresi, aiutati e accompagnati nel loro percorso di dolore.

Uno strumento di conforto è il Pet Death cafè (https://www.anima-animalia.it), uno spazio virtuale – ma potrebbe anche essere fisico – dove le persone possono incontrarsi e parlare del loro animale morto, o del dolore che la perdita potrebbe procurare loro.