Nei giorni dedicati ai defunti: “un ricordo per i nostri amici”

Nei giorni dedicati ai defunti: “un ricordo per i nostri amici”

Ogni anno, quando si avvicina il giorno in cui il nostro cane, il nostro gatto o il nostro coniglio sono morti, il dolore della separazione si rinnova: tornano le immagini dell’ultima carezza, il silenzio della casa, la cuccia vuota, il guinzaglio appeso che nessuno ha avuto il coraggio di togliere. E in autunno, quando ci si prepara alla ricorrenza dei defunti, la nostalgia si fa ancora più intensa. Non penso sia debolezza, né esagerazione.

Chi ha condiviso con un animale ogni momento della giornata sa che il vuoto che lascia è grande quanto l’affetto che ha dato. Il lutto per un animale è struggente, perché l’animale è stato una figura di riferimento, un compagno di giochi e di avventure. Eppure, la società spesso non lo riconosce: è il “lutto delegittimato” che nasce dall’idea implicita che la morte di un animale sia poco più della perdita di un oggetto.

Il 27 ottobre: il ricordo degli animali in Messico

In Messico, il 27 ottobre, molte famiglie allestiscono un altare per i loro animali defunti: fiori di cempasúchil, candele, una ciotola d’acqua, il cibo preferito, il giocattolo, la fotografia.

Si crede che in quella notte le anime degli animali tornino a casa e vi restino fino all’alba del 28, aprendo il ciclo del Día de los Muertos, che culmina tra l’1 e il 2 novembre. L’idea di dedicare un giorno agli animali morti nel ciclo del Día de los Muertos non è una tradizione antica e pare che questa ricorrenza sia stata proposta solo nel 2019-2020, su iniziativa di un’impresa di servizi funebri per animali, e che si sia diffusa rapidamente grazie ai social media.

In questa notte, i morti attraversano il confine tra i due mondi, accompagnati da un cane che fa loro da guida impedendo loro di perdersi e permettendo di salutare ancora una volta i vivi.

Un dolore che merita di essere riconosciuto

Il significato sociale di questa festa è enorme. Dare un giorno pubblico anche agli animali defunti significa dire a tutti: questo dolore è legittimo, questo amore merita di essere ricordato.

Il rito ha proprio questa funzione, ci collega alla comunità e trasforma il cordoglio in memoria condivisa. Nel Messico il dolore non si nasconde, si mette sull’altare, con i colori e il sorriso. Non si festeggia la morte, si festeggia la vita che c’è stata.

E in Italia, abbiamo paura di dedicare un giorno agli animali che non ci sono più?

Paura forse è una parola forte, ma sicuramente un certo imbarazzo esiste, e, a mio avviso, per diverse ragioni.

La prima è culturale: la nostra società ha allontanato la morte dalla scena, l’ha resa “o-scena”, da nascondere, e se fatichiamo a parlare della morte delle persone, figuriamoci di quella di un animale.

La seconda è religiosa: per secoli la tradizione ha negato agli animali un’anima destinata all’eternità e pregare per loro poteva apparire inopportuno.

La terza è sociale: chi piange il proprio cane teme ancora di sentirsi dire “era solo un cane”, e il timore del giudizio spinge a vivere il dolore in privato.

Infine, noi italiani non conosciamo la dimensione gioiosa della festa dei morti, che per noi è un giorno di raccoglimento e di crisantemi.

Qualcosa sta cambiando

Eppure, le cose stanno cambiando. In Piemonte, come in altre regioni, le ceneri dell’animale possono riposare nella tomba di famiglia: un segno di civiltà, oltre che di amore.

I cimiteri per animali sono sempre più numerosi e molti comuni ne discutono l’istituzione. Una festa nazionale analoga a quella messicana in Italia non esiste.

Creare un piccolo rito per ricordare

Allora perché non creare, ciascuno a casa propria, un piccolo rito?

Accendere una candela nella data della sua morte o in questi giorni di fine ottobre, inizio novembre, mettere vicino alla sua fotografia il suo collare, raccontare ai figli e ai nipoti le sue avventure.

Non è superstizione né infantilismo: è igiene della mente e del cuore. Chi ricorda non trattiene, ma restituisce valore a una vita che è stata parte della nostra.

E allora perché non scegliere una data (il 29 o il 30 ottobre…) per istituire la Giornata degli Spiriti Animali? E comunque potremmo iniziare noi accendendo questa sera una candela alla finestra.

Non affrontare il dolore da soli

Infine ricordo che se il dolore è troppo pesante da portare da soli, ci sono luoghi dove condividerlo, come il Pet Death Cafè (www.anima-animalia.it), dove si può parlare del proprio animale senza paura di non essere compresi.

Come mi disse una signora, seduta accanto al suo cane appena morto:

“Il cane tiene un posto, un posto dentro di noi”.

Ed è proprio così. Se abbiamo vissuto bene con lui e ci siamo accomiatati bene, quel posto non resterà mai vuoto. Lo riempirà il ricordo.

Diamo una data per condividere i ricordi di ognuno.